Acqua Sulfurea nelle Terme del Bagnaccio

La zona del Bagnaccio inizia a sud con la Ruzzola o Sasso Grosso, un rudere informe in opera cementizia che sembra trattarsi di una copertura di una tomba lungo l’antica via Cassia. Si incontra quindi “La Lettighetta“, perché ricorda una lettiga, di forma quasi quadrata con una grandezza 8 x 9 m, all’interno è divisa in due piani. Alcuni studiosi hanno identificato questa costruzione del II – III secolo d.C. ad un tempio di Serapide, altri invece ad un edificio termale ed ancora altri studi lo hanno identificato come un sepolcro a camera e a podio. Ad una decina di metri dalla Lettighetta si erge un’altra costruzione del periodo imperiale, una cisterna che forse serviva alle acque delle vicine e sottostanti terme del Bagnaccio, ma non si può sapere da dove prelevasse l’acqua. Nei pressi di queste costruzioni c’erano senz’altro delle ville romane o altri edifici legati alla presenza delle numerose sorgenti di acque termali.
Attorno alla stazione della strada consolare Cassia di Acquae Passeris sorse in epoca romana un grande e rinomato centro termale. Questa posizione era perfetta per i viaggiatori, perché le terme successive erano a 11 miglia a sud, Forum Cassii, nei pressi di Vetralla.
Le terme di Prato Vecchio sono all’incrocio della moderna via Cassia e della strada provinciale Commenda o Martana, vicino ad un’altra sorgente termale, oggi abbandonata. Durante gli scavi per l’ammodernamento della strada che porta al lago di Bolsena, sono stati ritrovati dei pavimenti con mosaico policromo del I secolo d.C. Oggi tutto è stato perso a causa dei lavori per l’ampliamento della strada e la costruzione del motel, ma in uno studio esplorativo della Soprintendenza sono stati ritrovati pavimenti in mosaico policromo con raffigurazioni a soggetto geometrico e floreale che oggi sono conservati presso il museo della Rocca Albornoz di Viterbo. Le terme del Bacucco prendono il nome dal vicino casale, ora abbandonato ed in rovina e si trovano al km 1,3 della strada provinciale della Commenda o Martana, a sinistra della Cassia antica. Il monumento più spettacolare della zona è “La Rotonda“, forse un calidarium delle terme. La forma esterna è quadrata, mentre all’interno si presenta ottagonale, la cupola a conchiglia è del tutto crollata. Al centro della sala era ricavata una vasca poligonale di 16 lati con il fondo ricoperto da mosaico policromo. Non mancavano tutt’intorno, in apposite nicchie, statue di marmo, capitelli e lastri di marmi pregiati. Durante gli scavi del 1835 furono ritrovati undici busti di marmo ed un gruppo statuario di uomo e donna adagiati sul letto tricliniare del quale si credeva perduta ogni traccia, ritrovato in una sala del Museo del Louvre a Parigi. Come testimonia Giorgio Vasari, l’ambiente era utilizzato ancora nel ‘500. Per la sua posizione lungo la via Cassia, strada obbligata per coloro che arrivavano a Roma dal Nord d’Italia, la medievale via Francigena, questo monumento impressionava i passanti per la sua mole e grazia della sua architettura, tanto che Michelangelo Buonarroti lo riprodusse in pianta in un suo disegno, scrivendoci accanto “Il banio de Viterbo“, che oggi è conservato presso il museo di Vicar de Lille in Francia.

 

Terme del Bagnaccio

Le sorgenti termali gratuite del Bagnaccio, strada Castiglione a circa 8 km da Viterbo, sono sia ipertermali con acqua a 65-66°C, sia ipotermali con acqua a 23-29°C con notevoli emissioni di gas. Ci sono cinque vasche, ma essendo in aperta campagna, non presenta servizi di alcun genere. I bagnanti si organizzano in piccoli gruppi e talvolta anche associazioni per la manutenzione delle vasche termali. Data l’elevata temperatura dell’acqua che fuoriesce dalle sorgenti, il bagno può essere fatto anche d’inverno.
Come abbiamo visto in questo ed in altri articoli di questo blog, tutta la zona dell’Alta Tuscia è di origine vulcanica e presenta molte sorgenti di acque sulfuree. L’acqua sulfurea è stata utilizzata fin dall’antichità per cure termali con trattamenti interni, come le cure idropiniche, le irrigazioni e l’aerosol, sia trattamenti esterni come i bagni termali ed i fanghi.
Le acque di tipo sulfureo contengono zolfo in varie combinazioni, minimo 1 mg di acido solfidrico per litro, ed hanno una caratteristica peculiare che ad alcuni potrebbe causare qualche problema di accettazione: sono riconoscibili dall’odore nauseabondo simile a quello delle uova marce, causato dalla presenza dell’idrogeno solforato. A dispetto dell’odore però le acque sulfuree sono particolarmente indicate nelle malattie croniche che riguardano l’orecchio, il naso, la faringe e la laringe; inoltre sono utilizzate per malattie osteoarticolari, nelle malattie del ricambio, nelle malattie cutanee e ginecologiche. Sono riconosciute anche le proprietà esfolianti e detergenti in dermatologia per il loro effetto disintossicante ed antiseborroico. Ricordate però, che prima di intraprendere qualsiasi cura è bene un consulto dal vostro medico.
Venite in Alta Tuscia anche nei periodi invernali, perché, come abbiamo visto in questo articolo, in questa zona è possibile non solo fare bagni freschi estivi al lago di Bolsena, ma anche bagni caldi invernali al Bagnaccio.

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