Bagnoregio

BagnoregioIl comune di Bagnoregio è situato a pochi chilometri dal confine con l’Umbria a 484 mt. sul livello del mare. Si tratta di un comune che ha circa 3.678 abitanti ed è particolarmente conosciuto per il borgo di Civita, il paese che muore.
Il nome di questa piccola cittadina proviene dal latino “balneum regis” che significa “bagno del re”, si ritiene che in passato qui ci siano state delle splendide terme, le cui acque curative abbiano fatto rimarginare le ferite del re longobardo Desiderio dopo una furente battaglia.
Il luogo è anche famoso per aver dato i natali a San Bonaventura, infatti nel duomo del paese è custodita una reliquia del Santo che qualche anno fa papa Benedetto XVI è venuto a visitare. Il comune ha dato i natali anche ad altri personaggi oggi divenuti famosi, uno dei tanti il saggista Bonaventura Tecchi.
Abitata attualmente da sole 12 persone, la frazione di Civita di Bagnoregio è situata in posizione isolata ed è raggiungibile soltanto attraverso l’uso di un ponte realizzato in cemento armato ed eretto nel 1965, percorribile solo a piedi, anche se ultimamente i soli abitanti possono raggiungere il paese, su autorizzazione, mediante cicli e motocicli. L’isolamento della frazione è dovuto alla progressiva erosione della collina e della vallata che la circonda che rischia di far scomparire quella che ormai è conosciuta col nome di “Città che muore” o di “Paese che muore”.
La Valle dei Calanchi è geograficamente posta tra il Lago di Bolsena (ad ovest) e la Valle del Tevere (ad est) e fa parte politicamente del comune di Bagnoregio. La morfologia di questa zona è costituita da argilla di origine marina che funge da strato di base in materiale lavico e tufaceo.
Civita di Bagnoregio è stata fondata nel 2500 a.C. dagli Etruschi e vi si accedeva mediante cinque porte, attualmente la porta di Santa Maria o della Cava si configura come unico accesso. La struttura urbanistica presenta ancora la conformazione originaria etrusca, con decumani e cardi, mentre il rivestimento architettonico risale ai periodi medioevale e rinascimentale.
Molte sono le tracce degli Etruschi in Civita, soprattutto nella cosiddetta zona di San Francesco vecchio, nella cui rupe sottostante il belvedere possono ancora essere osservate tracce di una piccola necropoli di fattura etrusca. La stessa grotta di San Bonaventura, nella quale si racconta che San Francesco abbia risanato Giovanni Fidenza, poi divenuto San Bonaventura, è una tomba a camera di origine etrusca. La presenza degli Etruschi a Civita ha contribuito in passato a rendere il paese fiorente, soprattutto sfruttando la posizione nevralgica per i commerci.
Tra le altre testimonianze risalenti al periodo etrusco si segnala il Bucaione, tunnel profondo tramite il quale è possibile raggiungere la Valle dei Calanchi, mentre per quanto concerne il periodo medioevale, Civita conserva ancora varie abitazioni dell’epoca, il Palazzo Vescovile, la casa natale di San Bonaventura, la chiesa di San Donato antistante la piazza principale e la porta di Santa Maria, quest’ultima di forma peculiare, dal momento che presenta due leoni che tengono una testa umana tra le zampe a ricordo e testimonianza di una rivolta del popolo di Civita contro la famiglia dei Monaldeschi.
Tra gli eventi culturali organizzati all’interno della “Città che Muore”, si segnala il pittoresco e suggestivo presepe vivente nel periodo natalizio, approntato nelle vie medievali e il secolare Palio della Tonna, tenuto nella prima domenica di giugno e nella seconda domenica di settembre, la piazza principale diventa teatro di contesa per le contrade della città che si sfidano al dorso di un asino.
Infine è opportuno ricordare il personaggio più illustre di Bagnoregio, Bonaventura Tecchi, famoso saggista italiano, oltre che germanista e narratore. Laureato in Lettere all’Università di Roma, Bonaventura Tecchi è stato volontario durante la Prima Guerra Mondiale e con il grado di sottotenente è stato decorato al valor militare. Ferito al braccio nella Battaglia di Caporetto, Bonaventura Tecchi era stato preso prigioniero e, dopo essere stato curato presso l’ospedale di Rastatt, ha condiviso la prigionia nel campo per ufficiali a nord di Hannover assieme ad altri intellettuali dell’epoca, tra cui Emilio Gadda e Ugo Betti. Questa esperienza lo avvicina alla germanistica e al mondo letterario e lo spinge a pubblicare romanzi e racconti a sfondo morale e psicologico, ma sotto un’ottica analitica di derivazione cristiana.

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