Un Sentiero tra Colline, Vallate e Laghi

La Comunità Montana dell’Alta Tuscia Laziale ha progettato ed organizzato un percorso che inizia dalla riserva naturale regionale di Monte Rufeno vicino ad Acquapendente ed arriva fino ad un’altra riserva naturale, quella dell’Oasi di Vulci del WWF. Questo affascinante percorso si chiama “Sentiero dei Briganti” poiché percorre quelle zone che tra la prima metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento furono testimoni della nascita del brigantaggio, legato alla memoria di criminali che divenuti tali a causa di un’estrema povertà, sono poi divenuti i protagonisti di racconti leggendari che si sono tramandati di padre in figlio.

Sentiero dei Briganti
Il Sentiero dei Briganti che va da Monte Rufeno fino a Vulci

Il Sentiero dei Briganti si sviluppa lungo percorsi campestri, che si possono affrontare a piedi, in mountain-bike oppure a cavallo, intervallati da brevi tratti di viabilità ordinaria. Il percorso del sentiero è indicato da frecce direzionali e da oltre cinquanta pannelli informativi che ne descrivono la natura e ricordano le drammatiche vicende che videro protagonisti i famosi briganti della Tuscia.
Si può accedere al sentiero da molti punti, ma la sua origine è stata immaginata all’interno della riserva naturale regionale di Monte Rufeno che si trova a pochi chilometri di distanza da Acquapendente. In questa cittadina vide la luce uno dei più grandi briganti della Tuscia, Luciano Fioravanti; inoltre qui, Giovanni Erpita, un altro brigante originario di Latera, invaghitosi di una ragazza del luogo, arrivò a rapirla dal novello sposo e ad ucciderla per non farla avere a nessun altro. Il sentiero prosegue per Onano per poi andare verso Grotte di Castro e scendere verso le sponde del lago di Bolsena. Si risale verso Latera, paese originario di molti briganti: Giovanni Erpita, il feroce Brando Camilli ed i due fratelli Rossi, Pietro detto Mattaccino e Clemente detto Marcotullio, tutti morti nel tentativo di vendicarsi dei loro concittadini che denunciarono le loro malefatte.
L’itinerario prosegue addentrandosi nella natura, attraverso il laghetto vulcanico di Mezzano per poi arrivare alla Riserva Naturale Selva del Lamone nel comune di Farnese che dette i natali a Domenico Biagini detto il Curato e compagno di Tiburzi. Nel vecchio cimitero di Farnese, ormai abbandonato, vennero seppelliti tra i più pericolosi briganti della zona, tra cui David Biscarini, Vincenzo Pastorini e Giuseppe Basili, il leggendario Veleno.
Il sentiero prosegue ancora verso Cellere per poi scendere fino all’inizio della Maremma Toscana, a Vulci. A Cellere nacque il peggiore brigante della Tuscia, Domenico Tiburzi il 28 maggio del 1836, chiamato il re del Lamone. Solo per far capire la sua brutalità è noto un episodio: Luciano Fioravanti con la complicità di Domenico Tiburzi, non solo assassinarono ingiustamente un poveraccio che non aveva nessuna colpa, ma trovarono divertente andare dalla moglie a raccontare il fatto con dovizia di particolari.
Alla morte di Tiburzi a Manciano nell’ottobre del 1896 seguì quella di Fioravanti nel 1900 nei boschi intorno alla cittadina toscana, per mano di un tale che credeva suo amico. Terminata la vita di questi due briganti lo Stato italiano decise di occuparsi seriamente di questa piaga sociale e nessuno sentì più parlare dei briganti della Tuscia.

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