Stanziamenti Preistorici nel Lago di Mezzano

Questo piccolo specchio d’acqua tra colline e boschi, ha un’origine vulcanica, infatti è il terzo lago per estensione della provincia di Viterbo. Diversi studiosi identificano in esso il “Lacus Statoniensis” descritto da Seneca e da Plinio il Vecchio. Oggi il lago si è ritirato, arrivando ad una profondità massima di 36 metri, ma in passato era molto più grande. Il piccolo fiume Olpeta, di chiara assonanza etrusca, è l’emissario di questo bacino, che attraversata la valle del Lamone, si getta nel fiume Fiora nei pressi di ponte S. Pietro.

Nel 1971 l’amministratore della tenuta di Mezzano, recuperò fortuitamente durante una battuta di pesca, alcuni frammenti di ceramica, l’anno dopo vennero compiute delle immersioni esplorative. Da queste indagini si scoprì che il luogo era stato sede di un insediamento umano di tipo palafitticolo, anche se, per essere più esatti, dovrebbe trattarsi di un insediamento posto presso la sponda del lago e successivamente sommerso. Nel 1973 ripresero le ricerche e si poté rintracciare due complessi, chiamati convenzionalmente Mezzano I e Mezzano II.
Mezzano I si trova nei pressi del punto di innesto dell’emissario. Ha una superficie di 40×70 m. distinta in due parti da un centro che fino ad oggi, sembra risulti del tutto sterile. La profondità del rinvenimento archeologico varia da 3 a 12 m. Mezzano II è a circa 25 m. di distanza a sud del primo. La sua superficie è di 30×10 m. con profondità simile all’altro. Lo stanziamento di Mezzano I è più antico, difatti è compreso tra il XV ed il XII secolo a.C., Mezzano II invece è databile tra il XII ed il X secolo a.C. Si va quindi da una fase media del bronzo ( civiltà pre e appenninica ) fino alla fase di transizione dell’età del ferro ( periodo protovillanoviano ).
I reperti sono per lo più di tipo ceramico: olle biconiche, orcioli, tazze, scodelloni, vasi biconici, tazzine carenate, ciotole, situle. Tra il materiale metallico ritrovato abbiamo asce, spade, una fibula ad arco di violino ed altro di questo tipo.
Tutti questi ritrovamenti, ed altro ancora, si trovano presso il Museo della Preistoria della Tuscia ospitato nella Rocca Farnese di Valentano. Il museo si articola in due sezioni, la parte preistorica e quella rinascimentale e moderna. Nella parte preistorica abbiamo tutti i ritrovamenti della zona fino all’età del ferro, mentre in quella dell’Alto Medioevo, soprattutto la testimonianza della famiglia Farnese, nel periodo tra il 1300 ed il 1600, con reperti ceramici ritrovati nei butti del castello, tra cui il corredo matrimoniale di Pier Luigi Farnese e Gerolama Orsini (1519). Per maggiori informazioni sul museo vi invito a visitare questa pagina.

Il Museo Etrusco di Rocca Albornoz a Viterbo

Il museo etrusco di Viterbo è ospitato nella Rocca Albornoz, che fu eretta nel Trecento per volere del cardinale Egidio Albornoz, per far fronte alla difesa della città e come palazzo per accogliere il Pontefice. Oggi, dopo aver avuto molti rimaneggiamenti nei secoli, è sede anche della Soprintendenza Archeologica.

Rocca Albornoz

Il museo etrusco è all’interno di Porta Fiorentina, in piazza della Rocca. Al pian terreno abbiamo la sezione sull’architettura etrusca nell’Alta Tuscia e studi sull’insediamento di San Giovenale e Acquarossa, per i quali nel museo vengono ospitati terrecotte. Al primo piano abbiamo mostre temporanee ed il famoso mosaico con iscrizioni in alfabeto etrusco trovato nelle terme. Si continua con le statue delle otto Muse di Ferento. Al secondo piano abbiamo i corredi funerari di San Giuliano, Blera, Norchia, Castel d’Asso, Bisenzio ed altri siti della zona, compresi i ritrovamenti della tomba della Biga di Ischia di Castro.
Per maggiori informazioni sugli orari di apertura del museo etrusco di Viterbo di Rocca Albornoz, potete visitare la pagina della provincia di Viterbo dedicata a questo museo.