La Rocca dei Papi di Montefiascone

Sulla sponda sud orientale del lago di Bolsena, nel territorio dell’Alta Tuscia Laziale (ed in particolare nella provincia di Viterbo), si trova il comune di Montefiascone. Con la maggiore altitudine di tutto il comprensorio, 600 metri sul livello del mare, presenta numerosi belvedere da cui è possibile ammirare il paesaggio circostante e, sempre grazie alla sua quota altimetrica, gode di un clima mite durante tutto l’anno.

Il Panorama che si può ammirare dalla Rocca dei Papi di Montefiascone
Il Panorama che si può ammirare dalla Rocca dei Papi di Montefiascone

Montefiascone oggi conta poco più di 13000 abitanti ma è conosciuto e popolato da epoche molto remote. Deve il suo nome proprio ad una popolazione, i falisci, che si sarebbe stanziata lì durante l’epoca romana. Anche gli Etruschi lo conoscevano, anzi, lo consideravano un’area sacra, tanto che sì pensò che, proprio lì, decisero di erigere il leggendario Santuario di Vertumna, centro politico e religioso del popolo.
Ma il vero periodo di splendore per Montefiascone arrivò nel 1200, quando divenne uno dei più importanti centri di possedimento della Chiesa ed offrì spesso, nel tempo, riparo e protezione ai Pontefici durante le lotte contro l’impero. Fu proprio nel 1207 che Papa Innocenzo III iniziò la costruzione della Rocca dei Papi di Montefiascone, scegliendola come sede del Rettore del Patrimonio di San Pietro in Tuscia.
Da allora, tutti i Papi che gli succedettero, si fecero promotori di lavori di ampliamento e fortificazione che ne accrebbero progressivamente il prestigio. Ma fu Papa Martino IV che, per via del suo amore per il Lago e soprattutto per la bontà delle sue anguille, la scelse come residenza pontificia. Anche Dante lo cita nel Purgatorio ponendolo, proprio per questo motivo, nel girone dei golosi. Ma al di là di queste ragioni, Martino IV diede il via a lavori di abbellimento che trasformarono la Rocca in una vera e propria reggia.

La Rocca dei Papi di Montefiascone
La Rocca dei Papi di Montefiascone

Eretta nel punto più alto di Montefiascone, in posizione strategica e dominante su tutto il Lago di Bolsena, il suo attuale stato in semi rovina ne fa solo immaginare l’originaria struttura e la straordinaria storia. Dell’antica Rocca, infatti, oggi ne rimane visibile solo una piccola parte. Il complesso originario rispondeva ai canoni architettonici tipi del XIII secolo nell’area Viterbese e aveva una pianta trapezoidale, i cui angoli erano occupati da massicce torri di guardia. Di queste, solo quella di nord-ovest si è preservata fino a noi dalla rovina del tempo. Non rimane più nulla, invece, delle altre soluzioni strutturali volute dai diversi Papi, come la loggia a due piani ideata da Leone X medici e realizzata con il contributo dell’architetto Antonio da Sangallo il Giovane.
La Rocca dei Papi di Montefiascone mantenne il proprio prestigio anche durante gli anni ed i secoli successivi, tanto che, nel 1334, fu qui impiantata una zecca che batteva un nuovo conio papale, denominato volgarmente paparina. Anche Papa Urbano V, il primo che, dopo la cattività Avignonese, decise di tornare a risiedere stabilmente a Roma, la scelse come residenza estiva. Così, dal 1368, Montefiascone fu nuovamente trasformata e la sua Rocca divenne un meraviglioso palazzo di villeggiatura.
Fino al 1500 la Rocca dei Papi vide il passaggio, per periodi più o meno lunghi, di numerosi personaggi illustri, tra cui imperatori e alti membri del Clero e fu sede di importanti riunioni ed assemblee o, più semplicemente, di momenti di riposo per i Papi. Ma, alla fine dello stesso secolo, nonostante gli interventi promossi dai pontefici, l’edificio iniziò a cadere irrimediabilmente in rovina.
Progressivamente, furono demolite le sue strutture portanti e vennero asportate pietre, mattoni e calcinacci per trasformarli in materiali da costruzione. Dell’antico splendore della Rocca, non ne rimasero così, che misere rovine.
Fu solo alla fine del 1900 che iniziarono i lavori per il restauro completo delle parti sopravvissute alla precedente demolizione e per la riqualificazione della Rocca dei Papi. Il sito fu aperto alla visita del pubblico e, all’interno, venne creato il Museo dell’Architettura di Antonio da Sangallo il Giovane, contenente opere eseguite dal grande architetto proprio nel territorio dell’Alto Lazio (opere situate proprio nelle immediate vicinanze di Montefiascone).
Concludendo questa descrizione, possiamo dire che la Rocca dei Papi di Montefiascone non rappresenta solo un sito di grande rilievo paesaggistico e architettonico, ma racchiude in sé un patrimonio ricchissimo di storia e di cultura che dimostrano come, per più di 300 anni, Montefiascone e tutta l’Alta Tuscia Laziale, furono uno dei centri più importanti dell’Italia intera.

Un Anello nel Borgo di Bagnoregio

Il terremoto del 2 giugno del 1695 a Bagnoregio, aveva provocato ben 32 vittime e causato il crollo di molte case, torri e chiese. Il 5 settembre del 1726, quindi circa trent’anni dopo, la confraternita della chiesa di S. Pietro, posizionata al limite sud della contrada di Civita, chiese al suo tesoriere, Nicola Pompei, di raccogliere il materiale buono rimasto tra le rovine. Durante questo compito il tesoriere venne colpito da un insolito riflesso dorato che veniva da sotto il mattonato nel lato sinistro sotto l’altare, dentro al presbiterio. Il riflesso era quello di un anello d’oro semi-nascosto tra pezzi di mattoni e calcinacci, formato da una piastra circolare delimitata da una cornice perlinata ed incisa con l’immagine di un uomo con barba e capelli divisi al centro da una scriminatura.

Sigillo Aufret
L’anello ritrovato da Nicola Pompei nella Chiesa di S. Pietro a Civita di Bagnoregio

Intorno alla testa dell’uomo alcune lettere precedute da una croce formano il nome “AUFRET”. Nicola Pompei non fece in tempo a pulirlo che l’anello gli fu tolto dalle mani dal canonico Giuseppe Quintarelli, che, nonostante le proteste dei membri della confraternita di S. Pietro, corse subito a consegnarlo nelle mani del vescovo Onofrio Pini.
Il vescovo decise di disfarsi del prezioso anello, a causa delle “liti tra i diversi pretensori”, affidando questo delicato compito al fratello Muzio che ritroviamo a Roma in trattativa con un grande collezionista di opere, il marchese Alessandro Capponi. Inizia così una serie di passaggi di mano dell’anello tra diversi collezionisti, fino ad arrivare al 1871 quando fu venduto al Museo Victoria and Albert di Londra, dove ancora oggi è conservato.
Questo anello apparteneva ad Aufret, un Longobardo di rango elevato vissuto a Bagnoregio. Probabilmente scrisse a papa Gregorio nell’anno 600, utilizzando questo anello per apporvi il proprio sigillo. La lettera era stata inviata per proporre al pontefice un candidato alla carica vescovile della zona. Aufrit infatti è l’altissimo rappresentante dell’etnia longobarda che arrivò a Bagnoregio nel 593 con l’avanzata di re Agilulfo verso Roma e che collaborava con papa Gregorio per riorganizzare l’ordinamento diocesano in questa regione dell’alto Lazio, definita come frontiera tra i territori longobardi e bizantini.